Il fondo PIF è uno degli acquirenti dell’Inter, in opposizione a BC Partners. Fondo saudita diretta emanazione del controverso governo di Mohammad bin Salman: scopriamo qualcosa di più
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Mentre la trattativa per la cessione dell’Inter da parte di Suning non è ancora approdata a nulla di concreto, emergono nuovi nomi relativi ai possibili acquirenti. L’ultimo in ordine di tempo è quello del fondo saudita PIF, che potrebbe inserirsi nella trattativa che attualmente vede in vantaggio il britannico BC Partners.
Si è parlato più volte di interessi arabi nel calcio italiano (in passato, in particolare, riguardo la volontà del Qatar di investire nel Napoli e quella di uno sceicco saudita nel Parma) ma nessuno di questi affari è mai stato concluso. Chi c’è però dietro il fondo PIF?
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Che cos’è il fondo PIF
Il Corriere dello Sport ritiene che il principale avversario di Suning nella scalata all’Inter sia il fondo PIF, acronimo di Public Investment Fund, vale a dire il fondo sovrano dell’Arabia Saudita. Con “fondo sovrano” si intende un fondo d’investimento legato direttamente a uno stato e al suo governo, che nel caso dell’Arabia Saudita è rappresentato dalla famiglia reale Al Sa’ud, da cui la nazione prende il nome.
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Il fondo saudita Pif con l’operazione Lucid Motors ha fatto bene i suoi conti https://t.co/CC79sxc04D pic.twitter.com/a2ixSj0oin
— IlSole24ORE (@sole24ore) February 25, 2021
Il fondo PIF vanta un patrimonio di 347 miliardi di dollari, e per sua stessa ammissione ambisce a diventare il più ricco fondo d’investimenti al mondo. Il suo portfolio comprende importanti quote di Boeing, Facebook e Disney, ed è soprattutto nell’ultimo anno che ha iniziato ad espandere considerevolmente la sua presenza nell’economia occidentale.
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A guidarlo c’è Yasir Al-Rumayyan, già presidente della compagnia petrolifera Saudi Aramco e uno dei più potenti e stimati uomini d’affari del paese arabo, nonché fidato braccio destro di Mohammad bin Salman, figlio del re e leader de facto dell’Arabia Saudita.
Chi è Mohammad bin Salman
36 anni ad agosto, Mohammad bin Salman è il figlio del re dell’Arabia Saudita Salman bin Abd Al-aziz Al Sa’ud e, dal 2017, suo erede designato. Sostanzialmente, oggi è lui che comanda in Arabia Saudita e si sta impegnando molto per ripulire il volto del paese, rendendosi un partner appetibile per la politica e l’economia occidentale.
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Il suo nome, però, è molto discusso, specialmente in rapporto al brutale omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, avvenuto nel 2018, per il quale Mohammad bin Salman è stato pubblicamente accusato da un report del governo americano e dall’ONU negli scorsi giorni. Il principe saudita era comunque ritenuto responsabile di questo e altri crimini da diverso tempo, e proprio ieri è stato denunciato dall’associazione Reporters Sans Frontières per crimini contro l’umanità.
Il video di Matteo Renzi che ringrazia il «grande» Mohammed Bin Salmanhttps://t.co/veoca2p8YR
— Il Post (@ilpost) January 28, 2021
In Italia, in questi mesi si è parlato di Mohammad bin Salman soprattutto per i suoi rapporti con il senatore ed ex-Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che fa parte di un board di un’associazione governativa saudita e, in un’intervista pubblica, ha definito i progeti dell’Arabia Saudita come “un nuovo Rinascimento”.
I piani del fondo PIF e dell’Arabia Saudita
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Lo scorso giugno, Agence France-Presse raccontava come l’Arabia Saudita, attraverso il fondo PIF, avesse deciso di investire in maniera sempre più massiccia nell’economia occidentale, approfittando della crisi dovuta alla pandemia. Miliardi di dollari sono stati investiti negli scorsi mesi per acquistare quote di importanti multinazionali come le già citate Facebook, Boeing e Disney, ma anche Starbucks, Marriott, Citigroup.
“Non vogliamo sprecare le opportunità offerte dalla crisi” spiegava all’epoca Al-Rumayyan, visto che grazie alla pandemia il fondo saudita ha potuto mettere le mani su importanti asset internazionali a prezzi relativamente stracciati. Tutto questo parte di un piano di sviluppo economico chiamato Vision 2030, che punta a rendere l’Arabia Saudita indipendente dal petrolio entro appunto il 2030.
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Gli investimenti nel calcio
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L’Inter, in realtà, sarebbe solo una soluzione di ripiego. L’Arabia Saudita ha iniziato a investire nel calcio europeo in ritardo rispetto ai vicini Emirati Arabi (Manchester City) e Qatar (Paris Saint-Germain), ma nel progetto di sviluppo condotto dal fondo PIF nel corso del 2020 si è deciso di cambiare le cose. Nella scorsa primavera, infatti, si è quasi arrivati alla chiusura per l’acquisto del Newcastle United.
Saudi PIF pulls out of Newcastle United takeover deal "with regret", according to statement. More to come soon
— Murad Ahmed (@muradahmed) July 30, 2020
Quasi, perché molte polemiche sono sorte attorno a questa operazione (specialmente dalle associazioni dei diritti umani, come Amnesty International), e anche il Qatar è stato molto critico: l’Arabia Saudita è infatti accusata di piratare il segnale di BeIN Media Group (l’emittente qatariota che possiede i diritti della Premier League nel mondo arabo). Questo, alla fine, ha portato la Premier League a bloccare la trattativa, e così il fondo PIF si è diretto ora su un altro paese.
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